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Sentenza Cassazione su Reati di Spaccio di Sostanze Stupefacenti: Lieve Entità e Trattamento Sanzionatorio

Sentenza Cassazione su Reati di Spaccio di Sostanze Stupefacenti: Lieve Entità e Trattamento Sanzionatorio

Sentenza Cassazione su Reati di  Spaccio di Sostanze Stupefacenti: Lieve Entità e Trattamento Sanzionatorio

Approfondimento Giuridico sulla Sentenza della Corte di Cassazione del 2.01.2025 (Penale, Sez. 2, n. 44/2025)

SPACCIO DROGA SENTENZA CASSAZIONE - AVVOCATO PENALISTA - AVVOCATO PENALISTA BERGAMO - AVVOCATO PENALISTA BOCCIA

Contesto dei Fatti

Spaccio di stupefacenti.

La vicenda giudiziaria ha avuto origine da un’indagine che ha coinvolto quattro imputati, ritenuti responsabili di un’attività di detenzione e cessione illecita di sostanze stupefacenti. Le condotte contestate si sono svolte nell’arco di diversi anni e hanno riguardato differenti tipologie di sostanze stupefacenti, tra cui cocaina ed eroina. Gli imputati erano sospettati di gestire una vera e propria “piazza di spaccio”, con una struttura organizzativa rudimentale ma efficace, tale da soddisfare una rete di acquirenti locali

La Corte d’Appello di Catanzaro, in parziale riforma della sentenza di primo grado, aveva confermato la responsabilità degli imputati per i reati contestati, rideterminando le pene in senso più favorevole. Tuttavia, i difensori degli imputati hanno ritenuto che il giudizio di merito non avesse correttamente valutato la possibilità di qualificare i fatti come di lieve entità, ai sensi dell’art. 73, comma 5, del D.P.R. 309/1990.

Contesto Normativo

Il D.P.R. 309/1990 (Testo Unico sulle Sostanze Stupefacenti) rappresenta il principale riferimento normativo in materia di reati connessi agli stupefacenti.

Art. 73, comma 1

Prevede pene severe per la produzione, il traffico e la detenzione illecita di sostanze stupefacenti, con l’obiettivo di contrastare il fenomeno dello spaccio e del narcotraffico. È punito con la reclusione da sei a venti anni e con la multa da euro 26.000 a euro 260.000. La Corte Costituzionale, con sentenza 23 gennaio – 8 marzo 2019, n. 40, ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’art. 73, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza), nella parte in cui in cui prevede la pena minima edittale della reclusione nella misura di otto anni anziché di sei anni”.

Art. 73, comma 5 c.p.

Introduce una disciplina più mite per i fatti di lieve entità, riconoscendo la necessità di una graduazione delle pene in base alla gravità del reato. La lieve entità viene valutata considerando quantità e qualità delle sostanze, modalità della condotta, ruolo dell’imputato e altre circostanze fattuali. Per tali fatti, la pena è di lieve entità, è punito con le pene della reclusione da sei mesi a cinque anni e della multa da euro 1.032 a euro 10.329. Chiunque commette uno dei fatti previsti dal primo periodo è punito con la pena della reclusione da diciotto mesi a cinque anni e della multa da euro 2.500 a euro 10.329, quando la condotta assume caratteri di non occasionalità. Il comma 5 è stato modificato dall’art. 4, comma 3 del D.L. 15 settembre 2023, n. 123, convertito con modificazioni dalla L. 13 novembre 2023, n. 159.

Art. 81 c.p.

Regola il concorso di reati, consentendo di applicare un aumento di pena proporzionale alla pluralità delle condotte illecite poste in essere. La finalità è assicurare un trattamento equo in relazione alla gravità complessiva delle azioni delittuose.

Art. 133 c.p.

Stabilisce i criteri per la determinazione della pena, tenendo conto della gravità del fatto, della personalità dell’imputato e delle circostanze del caso. Elementi come la recidiva, la capacità a delinquere e le modalità esecutive del reato possono influire sulla pena inflitta, entro i limiti previsti dalla legge.

In aggiunta, il Codice penale prevede che, nei casi in cui vi siano attenuanti generiche riconosciute, le pene possano essere ridotte sino al limite minimo stabilito per la fattispecie di reato contestata, sempre nel rispetto dell’art. 69 c.p., che disciplina i criteri di prevalenza o equivalenza rispetto ad aggravanti e recidive.

Le Contestazioni Mosse Dagli Imputati

Gli imputati hanno presentato ricorso per cassazione con diverse motivazioni:

  • Mancato riconoscimento della lieve entità del fatto:
    • La difesa ha sostenuto che le condotte contestate avrebbero potuto essere ricondotte alla fattispecie meno grave dell’art. 73, comma 5, poiché i quantitativi di droga non erano ingenti e non vi erano prove documentali sufficienti a dimostrare una rete organizzata.
    • Si è inoltre contestata la valutazione del giudice del rinvio, che non avrebbe considerato adeguatamente il contesto socio-economico degli imputati e le modalità rudimentali dell’attività illecita.
  • Critiche al trattamento sanzionatorio:
    • Gli imputati hanno lamentato che le pene irrogate, sebbene prossime al minimo edittale, non fossero adeguatamente motivate rispetto alla personalità dei ricorrenti e alla loro situazione soggettiva.
    • È stata contestata anche la proporzione degli aumenti di pena per il concorso di reati.

Decisione della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha adottato una posizione chiara e rigorosa:

  • Inammissibilità dei ricorsi per tre imputati:
    • I ricorsi di Imputato 1, Imputato 2 e Imputato 3 sono stati ritenuti generici e manifestamente infondati. La Corte ha evidenziato che il giudice del rinvio aveva correttamente applicato i principi giurisprudenziali, valutando complessivamente le condotte.
    • La Corte ha inoltre richiamato la propria giurisprudenza consolidata, secondo cui il riconoscimento della lieve entità richiede una valutazione complessiva di tutte le circostanze, senza isolare singoli elementi come ostativi o determinanti.
  • Rigetto del ricorso per Imputato 4:
    • Per Imputato 4, la Corte ha escluso ogni disparità di trattamento rispetto ad altri coimputati, sottolineando che la sua posizione era caratterizzata da una maggiore gravità, in quanto punto di riferimento per altri spacciatori locali.
    • La motivazione della Corte territoriale è stata ritenuta congrua, anche in relazione alla determinazione della pena base e agli aumenti per la continuazione, essendo questi ultimi di modesta entità.

Principi Giuridici Confermati

La sentenza della Corte di Cassazione ribadisce alcuni principi fondamentali:

  • Valutazione complessiva delle condotte: La lieve entità deve essere valutata considerando quantità, modalità e reiterazione dei fatti. Non basta un solo elemento, come il quantitativo ridotto, per giustificare l’attenuazione di pena.
  • Motivazione delle pene: Quando la pena è prossima al minimo edittale, è sufficiente una motivazione sintetica, salvo che gli aumenti per la continuazione non risultino sproporzionati o ingiustificati.
  • Ruolo del giudice del rinvio: In caso di annullamento con rinvio, il giudice ha il dovere di effettuare una nuova valutazione del materiale probatorio, rispettando i limiti imposti dalla sentenza rescindente.

Implicazioni Pratiche per i Professionisti del Diritto

Difesa in casi di stupefacenti:
    • La difesa deve produrre ricorsi ben articolati, capaci di confrontarsi specificamente con la motivazione della sentenza impugnata.
    • È cruciale presentare elementi oggettivi e dettagliati per sostenere la tesi della lieve entità del fatto.
Strategie difensive:
    • In fase di giudizio di rinvio, è essenziale anticipare le obiezioni del giudice e fornire una ricostruzione dei fatti che tenga conto dei principi giurisprudenziali applicabili.
Proporzionalità della pena:
    • Gli avvocati devono porre particolare attenzione agli aumenti di pena per il concorso di reati, richiedendo una motivazione puntuale e proporzionata.

Conclusioni

Questa sentenza rappresenta un’importante conferma dei principi giuridici in materia di reati connessi agli stupefacenti, offrendo ai professionisti del diritto una guida preziosa per la gestione di casi complessi. La Corte di Cassazione si pone ancora una volta come garante di un’applicazione rigorosa e uniforme della legge, fornendo un quadro interpretativo chiaro per futuri procedimenti analoghi.

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GIUSEPPE BOCCIA AVVOCATO PENALISTA

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